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Jean-François Delcamp - intervista

Jean-François Delcamp
Jean François Delcamp: classico, jazz, rock e tanta passione
[Marzo 2004]

Ciò che colpisce di Jean François Delcamp è soprattutto il grande attivismo nel campo della didattica, della ricerca e della creatività musicale.
A lui si devono l'istituzione della classe di chitarra presso la Scuola Nazionale di Musica di Brest e di diverse associazioni musicali, nonché l'ideazione e la realizzazione di interessanti spazi radiofonici dedicati alla chitarra e alla musica in generale, che, in un'ottica di intelligente apertura, hanno visto coinvolti musicisti di estrazione jazz, classica e popolare.

Poggiando su una solida formazione classica (studi con Berthie Compostel, Alexandre Lagoya, Alberto Ponce e Carel Harms) arricchita da importanti esperienze in ambiti jazz e rock, la personalità particolarmente comunicativa e aperta al confronto di Jean François Delcamp si muove con molta spontaneità e dinamismo spaziando tra ricerca, concertismo, composizione e promozione della musica contemporanea.

Nel 2002 ha creato il sito Internet "Delcamp.net" che nel 2003 gli è valso ben tre riconoscimenti internazionali per la qualità delle partiture proposte e che, attualmente, è un ottimo punto di riferimento per professionisti ed amanti della chitarra.

Jean François Delcamp

 

Jean-Francois Delcamp suona una chitarra Daniel Lesueur del 1983

Sei un chitarrista di formazione classica ma a quanto pare ti cimenti anche nel jazz e nel rock. Si tratta di passioni recenti o maturate nel tempo?

Ho di base una formazione classica ma negli anni '90 mi sono reso conto di avere delle lacune, in particolare da un punto di vista ritmico, e cosi ho deciso di arricchirmi suonando con dei musicisti rock e jazz. Il gruppo rock "Halloween" cercava un bassista e così imparai a suonare il basso elettrico per partecipare alla vita del gruppo. Per tre anni ho suonato e registrato con loro ed ho composto qualche opera per il gruppo.
In quel periodo ho anche fatto parte di formazioni jazz, gruppi d'improvvisazione e di musica contemporanea.
È stato molto interessante, anche se prima di poter dire di essere un musicista completo il cammino è ancora lungo. Il mio scopo è sempre di aprire al massimo le orecchie. Il contatto con questi musicisti mi ha permesso di imparare molto, soprattutto da un punto di vista ritmico.
Ho accompagnato Jean-Luc Roumier, un chitarrista jazz che mi ha stupito per la sua capacità di suonare con una libertà totale pur rimanendo molto rigoroso dal punto di vista della ritmica. Nel jazz, il rispetto dei cicli musicali, della misura è molto importante.
Come speravo, i benefici che ho ottenuto suonando jazz, musica contemporanea o rock sono apparsi nel suonare musica classica. Da tre anni suono il liuto e mi interessa molto la chitarra barocca.

Jazz e rock sono aspetti fondamentali o marginali della tua attività musicale?

Si è trattato di un periodo della mia vita. Ci tornerò sicuramente, ma non prima di qualche anno. Suonare chitarra classica è per me fondamentale. Mi piacciono tutte le musiche: la varietà, il rock, il jazz, la musica classica, il canto gregoriano, la musica tradizionale, i canti improvvisati alle riunioni di famiglia o durante i matrimoni...
Nell'improvvisazione, quello che mi piace di più è il rischio, il fatto di lavorare senza rete, di dovermi impegnare diversamente di quando suono un opera ben pensata e maturata da tempo. Tutto m'interessa ma le settimane sono corte.

Cosa ti proponi una volta salito sul palco? Cosa vuoi trasmettere a chi ti ascolta?

Sto cambiando... Per molto tempo ho sperato di presentarmi bene per sedurre il pubblico, mostrare le mia scienza, essere applaudito e amato ma la mia mente era invasa da molte cose che mi allontanavano dalle cose essenziali.
Adesso sono più realista e cerco di condividere il mio amore per la chitarra e il suo repertorio. In questo momento mi delizio semplicemente della bellezza dei suoni della chitarra.
Qualche anno fa, era la struttura delle opere che mi appassionava. Quando suono davanti ad un pubblico, il meglio che possa fare è dimenticare me e il pubblico stesso per essere solo un chitarrista che suona.

Qual è il tuo training prima di un concerto?

Da tre anni lavoro in un campo molto ampio. Per suonare qualche pezzo di un autore, lavoro sulla sua opera completa. L'ho fatto per Narvaez, Dowland, Le Roy, Mudarra, Sanz, Bach, Rameau, Sor, Arcas, Tarrega, Albeniz, Granados, Villa-Lobos o Brouwer. Mi interesso sempre più al contesto storico: chi erano i contemporanei di questo autore? Come scrivevano? Quali erano i loro punti comuni? Si sono incontrati?
In questi ultimi due anni ho studiato Rameau e questo mi aiutato per interpretare Sanz, Weiss, Bach o Scarlatti.
Ricerco sempre le edizioni originali.
Quando sulla scena sento la paura che mi invade non cerco di resistere, perché la paura crescerebbe. Rilassandomi e accettando la paura, questa sparisce da sola e velocemente. Da quando ho fatto questa scoperta riesco a suonare meglio. Il fatto di prendermi meno sul serio rispetto al passato mi aiuta molto, mi sono reso conto che il mio orgoglio era un nemico pericoloso.
Molto tempo fa, all'interno di programma con un flautista, suonavo le variazioni su Malbourought di Fernando Sor, per chitarra sola, ed ebbi la sorpresa di essere richiamato in pieno concerto da un pubblico che voleva ascoltarle ancora. Mi sono chiesto perché gli ascoltatori si fossero manifestati in questo modo inconsueto e mi sono ricordato che mentre suonavo il pezzo di Sor avevo completamente dimenticato il pubblico, ero totalmente immerso nel piacere di suonare la chitarra senza pormi domande, dimenticando anche dov'ero e chi ero.
Quest'esperienza è stata una grande lezione per me e mi ha insegnato che non bisogna rinchiudersi in un atteggiamento da adulto ma piuttosto suonare la chitarra come un bambino. Anche se ho lavorato sodo per le sfumature, i rubato o le sonorità che penso le più adatte ad ogni frase musicale, non me ne occupo davanti al pubblico e suono il pezzo come se fosse la prima volta. In alcuni momenti, metto in evidenza il lavoro svolto precedentemente, in altri ho il piacere di suonare in un modo imprevisto e allora so che devo lasciarmi andare completamente e non auto-censurarmi, nonostante la paura di andare oltre i limiti.
Un'opera musicale può essere avvicinata secondo diversi punti di vista ed ognuno porta ad un risultato diverso. Faccio spesso un'andata e ritorno tra una lettura rigorosamente rispettosa dell'opera e la ricerca della spontaneità. Ho bisogno dell'eccitazione della scoperta, del piacere e dell'imprevisto per dare il meglio di me stesso. Altrimenti "ronfo", suono in maniera accademica e tutti si annoiano.

Esiste una figura che è stata particolarmente importante per la tua formazione? Rispetto a questa ipotetica figura ti ritieni un continuatore o senti di aver aperto un nuovo percorso?

Ho avuto dei modelli e stupidamente ho cercato di imitarli perché non avevo fiducia in me stesso e questo mi ha fatto perdere anni. Ho i miei grandi difetti e le mie piccole qualità e devo accettarlo. Adesso non cerco più modelli e vado avanti molto più velocemente. Non sono un innovatore o altrimenti lo siamo tutti.

Hai un aneddoto particolare legato alla figura di Alexandre Lagoya?

Durante un corso estivo, a Nizza, Alexandre Lagoya mi ha fatto lavorare sulla "Fantasìa para un gentilhombre" di Joaquin Rodrigo. Per fortuna, prima dello stage, avevo studiato l'opera per 4 mesi e la conoscevo perfettamente. Lì ebbi la sorpresa di vedere il maestro prendere la sua chitarra e accompagnarmi suonando tutta la parte dell'orchestra.
Il fatto che conoscesse a memoria la parte dell'orchestra e che la suonasse in un modo cosi persuasivo, mi convinse che non basta imparare a memoria la parte di cui si è responsabili. Benché suonasse la parte dell'accompagnamento, era lui che conduceva il nostro duo improvvisato. In quell' occasione, con il suo modo di suonare, mi insegnò molto in pochi minuti. In seguito mi fece lavorare per amplificare il mio volume sonoro che giudicava insufficiente.
Quello che mi ha insegnato, i complimenti che mi fa fatto, i contatti con gli altri studenti, il fatto di essere immerso nella musica dalla mattina alla sera durante 15 giorni, mi fa fatto molto bene.

Che tipo di rapporti esistono in Francia tra chitarristi classici, jazz, rock? Che rapporto ha il pubblico con questi diversi generi musicali?

Tra professionisti siamo spesso divisi; ovviamente parlo in generale, esistono anche musicisti aperti. Amatori e pubblico sono molto più aperti. Appartengo alla categoria dei musicisti molto aperti nei principi ma discretamente aperto nella pratica.

Concertismo, composizione, insegnamento, ricerca: quale di queste attività occupa la maggior parte del tuo tempo e quale ti fa sentire più realizzato?

La mia passione molto profonda è la chitarra: suonarla, ascoltarla, condividerla, è questo il centro della mia vita.
L'insegnamento e la ricerca occupano la maggior parte del mio tempo, suonare e comporre, purtroppo, vengono necessariamente dopo.

Rispetto ad altri strumenti, in che considerazione viene tenuta, in Francia, la chitarra? Le viene attribuito il giusto valore? Le vengono dedicati spazi adeguati nell'ambito delle stagioni concertistiche?

Nella musica classica gli strumenti re sono il violino e il pianoforte, la chitarra è ancora considerata come uno strumento minore. C'è sempre un vecchio pregiudizio sociale; i chitarristi come i trombettisti, i contrabbassisti e i batteristi, provengono soprattutto da ambienti popolari mentre i violinisti e i pianisti spesso dalla borghesia.
Dei progressi sono stati realizzati dagli anni '60, cosi ogni grande città francese ha una classe di chitarra classica nel suo conservatorio.
A Brest, ho creato la classe di chitarra della Scuola Nazionale di Musica nell' 81.

In Francia è facile avvicinarsi alla chitarra? Quali strutture esistono per chi vuole dedicarsi al suo studio? A quale livello e a quali costi?

In Francia è facile imparare la chitarra. Le scuole Nazionali di Musica e i Conservatori Nazionali delle varie regioni fanno pagare secondo i redditi delle famiglie.

I programmi di studio ufficiali sono adeguati agli sbocchi professionali che si aprono al chitarrista neo-diplomato oppure dopo il diploma è necessario specializzarsi ulteriormente?

Secondo le mie statistiche, dal 2 al 3% diventano professionisti mentre la maggior parte degli studenti delle scuole di musica in Francia studia per la propria crescita personale. Il corso destinato ai futuri professionisti è strutturato bene e quelli che s'impegnano trovano sicuramente un lavoro.

Esiste secondo te, una particolarità specifica dei chitarristi francesi?

Non viaggio abbastanza per poter fare dei paragoni ma penso che la Francia sia un paese che conta nel campo della chitarra classica.

Da poco più di un anno hai realizzato un visitatissimo sito dedicato alla chitarra. Questo ti ha permesso di entrare in contatto con un grandissimo numero di chitarristi e compositori. Hai rilevato delle caratteristiche comuni ai chitarristi di tutto il mondo?

Molti appassionati manifestano il loro amore per la chitarra nelle loro lettere quotidiane. Molti mi dicono che la chitarra è tutta la loro vita, sono giovani, anziani, uomini, donne, ed anche alcuni pensionati che hanno finalmente il tempo per suonare. Tutti sono generosi ed entusiasti.

Una curiosità: essendo mancino quale tipo di difficoltà hai dovuto superare nello studio dello strumento? Ti hanno mai imposto di suonare con la mano destra? La scelta è stata tua o del tuo primo maestro?

La mia prima insegnante di chitarra è stata la Signora Brio, la sorella di Ida Presti. Benché avessi iniziato a suonare la chitarra con la sinistra, mi obbligò a suonare con la mano destra, e, tra parentesi, mi fece studiare molto le scale.
A tutti gli insegnanti che ho avuto in seguito non importava che suonassi con la mano sinistra o con quella destra.
Il secondo insegnante che ho avuto era un contrabbassista anarchico che mi dava lezioni quasi gratis.
Poi ho incontrato Berthie Compostel che insegnava al Conservatorio Nazionale della Regione di Saint Maur des Fossés; mi ha insegnato molto, gli sono molto affezionato e grato. Ho seguito i corsi con Lagoya durante i corsi estivi a Nizza. In seguito ho sentito il meraviglioso Alberto Ponce e ho seguito le sue lezioni durante stage estivi, in lezioni private e finalmente a Laye, nel conservatorio di Saint Germain, dove insegnava.
Ho notato che gli studenti di Alberto Ponce ammiravano il loro maestro e creavano come un cerchio di protezione intorno a lui. Nel 1976 chiesi al liutaio Daniel Friederich di fabbricarmi una chitarra ed egli accettò di farmi un modello per la mano sinistra; da allora suono con la sua chitarra con molto piacere tutti i giorni.

Come credi debba regolarsi un insegnante non mancino con un allievo mancino?

Ho spesso degli studenti che suonano con la mano destra, quando succede il contrario sono uno pò sorpreso all'inizio. Se si tratta di un principiante lo invito a suonare con la destra in modo che possa scegliere in futuro una bella chitarra. Se invece è già abituato a suonare con la sinistra non si cambia niente. L'unico vantaggio che hanno i miei studenti che suonano con la mano sinistra è che di tanto in tanto presto loro la mia chitarra da concerto.

Quando un allievo cambia insegnante, accade molto spesso che gli venga corretta, come minimo, l'impostazione delle mani. Quanta flessibilità ritieni sia giusto avere, in merito a questo? Ponendo come obiettivo finale il suonare bene ed ottenere un bel suono, ritieni più importante un'impostazione "corretta" o la flessibilità ed il rispetto della fisicità di ognuno?

Ho sentito suonare dei meravigliosi chitarristi e nessuno di loro aveva la stessa posizione dell'altro. Per me sono molto importanti il rilassamento, la facilità nel suonare e la scioltezza del corpo. Per il resto la posizione ideale di ognuno è unica. È bello cambiare maestro, ognuno di loro regala un dono; i corsi estivi sono un modo interessante per migliorare con un nuovo maestro.

Quali interessi e sogni vorresti avere il tempo di coltivare?

L'architettura mi attrae molto. Per trarre il massimo del piacere delle intenzioni e della destrezza che gli uomini hanno messo in quell'attività dove si esprimono l'arte, la religione e la politica, penso che dovrò aspettare di andare in pensione.

Di quante ore vorresti che fosse la tua giornata ideale? Con che cosa le riempiresti?

27 ore al giorno, mi mancano tre ore per suonare la chitarra.

Da un punto di vista della didattica hai una personale convinzione che però viene al momento accolta con scetticismo?

Ho notato che all'interno di una giuria di concorsi o di esami sono molto più sensibile all'energia che emana dal chitarrista e perdono molto più facilmente rispetto agli altri le imperfezioni tecniche o gli errori di stile a colui che si impegna a suonare personalmente. Spesso mi ritrovo solo di fronte agli altri membri della giuria e devo lottare per far premiare questo tipo di chitarrista.

Qual è il livello della didattica in Francia?

Manco di punti di riferimento per poter fare paragoni ma penso che l'insegnamento musicale in Francia funzioni bene. Da una decina d'anni i conservatori francesi hanno aperto delle classi di jazz, di musica tradizionale ed accolgono regolarmente dei compositori per dei soggiorni; questo permette agli studenti di ottenere una maggior esperienza e un confronto.

Quali sono i tuoi prossimi progetti?

Registrare un disco per violino e chitarra del periodo romantico in duo con il violinista
Jean-Philippe Brun.

Un consiglio agli studenti…

Studiate tutto ma suonate la chitarra con amore e passione. Suonate le opere e i pezzi che vi piacciono. Suonate musica da camera: duo, trii...

 

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